30/07/2018 18:28:12

comunicati

Pensioni: No di Strasburgo alla Class Action di diecimila italiani contro il decreto Poletti

La Corte europea dei diritti umani ha respinto, dichiarandolo inammissibile, il ricorso di 10.059 pensionati avverso il DL 65/2015 , relativo alla restituzione parziale degli arretrati di perequazione a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale con la sentenza n. 70/2015 in merito al blocco negli anni 2012-2013 dell’indicizzazione dei trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo Inps.
 
I pensionati, rappresentati tutti dallo Studio legale Frisani, avevano presentato all’inizio dell’anno ricorso a Strasburgo contro il decreto Poletti (n.65/2015) sostenendo che il provvedimento - adottato per rimediare alla bocciatura da parte della Corte Costituzionale di quanto previsto dal decreto 'salva-Italia' del 2011 - avrebbe "prodotto un'ingerenza immediata sulle loro pensioni per il 2012 e 2013 e permanente per effetto del blocco sulle rivalutazioni successive". Secondo iricorrenti, inoltre, la misura "non ha perseguito l'interesse generale, è sproporzionata" e avrebbe violato il loro diritto alla proprietà.
 
La Corte di Strasburgo gli ha dato torto. Nella decisione d'inammissibilità i giudici sostengono che la riforma del meccanismo di perequazione delle pensioni di cui al DL 65/2015 è stata introdotta per proteggere l'interesse generale. In particolare per "proteggere il livello minimo di prestazioni sociali e garantire allo stesso tempo la tenuta del sistema sociale per le generazioni future", e questo in un periodo "in cui la situazione economica italiana era particolarmente difficile".
 
In secondo luogo, la Corte osserva che "gli effetti della riforma del meccanismo di perequazione sulle pensioni dei ricorrenti non sono a un livello tale da esporli a delle difficoltà di sussistenza incompatibili con quanto prescritto dalla convenzione europea dei diritti umani".
 
Come ben ricorderete, in conseguenza delle sollecitazioni ricevute da più parti, lo scrivente Dipartimento aveva sconsigliato dal proseguire il contenzioso innanzi alla Corte di Giustizia Europea (CEDU), nonostante le tante notizie che nei mesi scorsi circolavano su internet e che invitavano i pensionati ad attivarsi aderendo alle iniziative promosse da alcuni Studi legali a fronte di onerosi pagamenti.
 
Soprattutto a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 250/2017 che, come è noto, ha ritenuto legittima la normativa scrutinata (DL 65/2015). ritenemmo che non sussistevano sufficienti argomentazioni idonee per sostenere un ricorso innanzi alla CEDU, raccomandando a ogni singolo pensionato, interessato alla vicenda, di valutare attentamente sia i costi che la fattibilità del ricorso onde evitare di essere coinvolto in un contenzioso “di massa” che avrebbe potuto essere privo di benefici concreti.
 
La decisione dei giudici di Strasburgo mette definitivamente un punto alla questione, in quanto vi si afferma che le misure prese dal Governo e dal legislatore non violano i diritti dei pensionati.
 
Quello che in realtà auspichiamo è che la rivalutazione di tutti i trattamenti pensionistici in essere avvenga attraverso il confronto con il Governo e le Parti Sociali e per il tramite della strada normativa che ne sostenga nel tempo il loro potere reale di acquisto.
 
Fermamente determinati a procedere in questa direzione, ci auguriamo che, a partire dal 2019, in base all’Accordo sulle pensioni del 2016 tra i sindacati e la precedente compagine governativa, venga confermato anche dall’attuale Governo il ripristino nella prossima legge di Bilancio del più favorevole meccanismo di rivalutazione delle pensioni, introdotto dalla l. 388/2000.
 
Pertanto presso le Sedi Istituzionali e i Tavoli di confronto competenti ribadiremo con forza la nostra piattaforma rivendicativa a tutela degli assegni pensionistici.
 
 
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