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Famiglia e natalità, più che bonus servono servizi

Cgil Cisl Uil: si concentrino le risorse sulle misure per favorire la conciliazione e incentivare l'occupazione delle donne

Il Piano straordinario per sostenere la famiglia e incentivare la natalità parte da obiettivi condivisibili, ma mancano ancora gli strumenti necessari per raggiungerli. Non bastano, infatti, i sostegni economici, peraltro limitati nel tempo, per fare più figli. Le famiglie e la natalità si sostengono in primo luogo rafforzando i servizi di conciliazione e investendo con maggiore convinzione sul lavoro femminile. Le risorse sono già limitate, quindi ha senso concentrale in questa direzione”. Lo dicono i segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Franco Ianeselli, Michele Bezzi e Walter Alotti, commentando il documento assunto oggi dalla Giunta provinciale.

Per le tre confederazioni il Piano ha il merito di focalizzare la questione della denatalità senza introdurre stravolgimenti  nelle politiche per la famiglia, rispetto al passato. Si portano poi nel piano le misure già adottate in assestamento di bilancio lo scorso agosto su assegno di natalità e tariffe dei nidi. Ma proprio su queste misure sembra che ancora una volta che non si tenga conto delle novità che intanto sono maturate a livello nazionale proprio a favore della famiglia. “Bonus bebè e riduzione delle tariffe per gli asili nido vengono superate dagli analoghi interventi che il Governo ha previsto con la prossima legge di stabilità – insistono i tre segretari – e le misure saranno difficilmente conciliabili. Dunque ha più senso liberare risorse da investire in altri capitoli, sempre a vantaggio del welfare per le famiglie. A questo proposito da due settimane stiamo attendendo la disponibilità dell'assessore Segnana per un incontro che ancora non ci ha accordato”. Va inoltre potenziato capillarmente su tutto il territorio trentino il percorso nascita per aiutare le mamme in fase di gravidanza, servono poi più posti negli asili nido, servono servizi di conciliazione più flessibili nella fascia 0-6.

C’è poi la questione del lavoro femminile. “Su sollecitazione dei sindacati con l’assestamento di bilancio la giunta ha innalzato da 3000 a 4000 euro le deduzioni del reddito da lavoro femminile a fini Icef.  Un primo piccolo passo avanti, ma non ancora sufficiente per incentivare l’occupazione delle donne, che resta il reale obiettivo da perseguire”.

Un’altra misura su cui Cgil Cisl Uil vorrebbero aprire un confronto è quello dell’indicatore di svantaggio territoriale. “Non è aumentando i sostegni economici che si favorisce la permanenza nelle periferie – spiegano -. Anche in questo caso a fare la differenza sono i servizi, che vanno potenziati in città come nelle valli. Dal nostro punto di vista un indicatore di questo tipo va studiato bene e condiviso altrimenti si rischia di introdurre un meccanismo che incentiva il Governo provinciale a non investire nelle aree davvero disagiate: chi vive in perifieria chiede servizi di qualità, non "mancette". In ogni caso tariffe e contributi vanno fissati in primo luogo sulla base delle reali condizioni economiche delle famiglie, non del luogo in cui vivono né tanto meno da quanto tempo ci vivono”, concludono i tre segretari.


Trento, 29 novembre 2019




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